Aggiornamento del 19 gennaio
L’Unione Europea e il blocco Mercosur
(Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno firmato il 17 gennaio un accordo commerciale che ha dato vita a un’area di libero scambio con oltre 700 milioni di consumatori. L’intesa prevede l’eliminazione graduale di oltre il 90% delle tariffe su beni e servizi, segnando la creazione della più grande zona di libero commercio al mondo dopo 25 anni di negoziati. Donald Trump ha annunciato l’intenzione di introdurre da febbraio un dazio del 10%, destinato a salire al 25% da giugno, contro i Paesi europei che hanno schierato truppe in Groenlandia, tra cui Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La minaccia tariffaria si inserisce in un contesto geopolitico già teso, in cui Washington rivendica la centralità strategica dell’isola artica e spinge da mesi per aumentarne il controllo, generando frizioni crescenti con i partner europei.
Nonostante l’aumento delle tensioni geopolitiche a livello globale e il clima di crescente conflittualità istituzionale negli Stati Uniti, i mercati hanno continuano a mostrare un’elevata capacità di assorbimento degli shock: equity sui massimi a livello globale e curve dei tassi generalmente sotto controllo. Le aspettative sulla politica monetaria sono rimaste nel complesso invariate.
Negli Stati Uniti il quadro macro continua a presentare segnali contrastanti: a dicembre la crescita dell’occupazione si è mantenuta debole, con un aumento dei nuovi occupati limitato a 50 mila unità , mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione headline si è confermata in linea con le attese, con una dinamica core leggermente più contenuta rispetto alle previsioni.
In Europa, sorpresa positiva della produzione industriale di dicembre, cresciuta del 2,5% su base annua (ai massimi dal maggio scorso).
Il Treasury decennale ha chiuso la settimana in territorio negativo (-0,4%), con il rendimento risalito al 4,22%, ai massimi da settembre.
Nei prossimi giorni l’attenzione dei mercati
sarà rivolta ai nuovi dati sull’inflazione, alle riunioni delle principali banche centrali e a quanto emergerà dal forum di Davos.
Volatilità contenuta per le curve governative europee con il Bund decennale ancora in area 2,8%. La forte domanda continua a sostenere il debito sovrano e a favorire il restringimento degli spread periferici (BTP-BUND a 61,7 punti base), con l’unica eccezione rappresentata dalla Francia, dove emerge un lieve allargamento legato alle possibili incertezze date dall’approvazione del bilancio 2026.
Per i mercati azionari statunitensi
continua ad emergere un progressivo ampliamento della partecipazione al rialzo: accanto al comparto tecnologico, che resta sostenuto dai semiconduttori, stanno tornando in evidenza altri segmenti del mercato, in particolare le small e mid cap (Russell 2000 +7,89% da inizio anno), a conferma di una rotazione settoriale che rende il quadro più equilibrato e meno concentrato rispetto al recente passato. Alcune prese di profitto sui finanziari, legate a fattori regolamentari, hanno contribuito a questa redistribuzione dei flussi.
Anche l’azionario europeo si conferma ben impostato, con i principali indici, Euro STOXX, Ftse Mib, Dax, Cac 40 e Ibex 35, che si muovono in prossimità dei massimi storici o dei livelli più elevati degli ultimi anni.
A cura della Direzione Investimenti di Sella SGR