Comunicato Stampa

Secondo la ricerca di Sella SGR, le regioni centrali mostrano livelli di preoccupazione in linea con la media nazionale, ma una quota più alta di cittadini che, pur consapevoli del problema, non hanno ancora adottato misure concrete.
Le regioni centrali dell'Italia non costituiscono un insieme geografico e sociale particolarmente compatto. Le regioni tradizionalmente ascritte al Centro Italia - Toscana, Umbria, Marche e Lazio - raccolgono alcune delle eccellenze del nostro tessuto provinciale, affiancate dalla principale realtà metropolitana del paese: l'area metropolitana di Roma. Se a queste aggiungiamo l'Emilia-Romagna, che condivide da sempre alcuni tratti sociali comuni soprattutto con le regioni confinanti del Centro, accentuiamo ulteriormente la polarizzazione tra la provincia italiana , “bella” e prospera, e un mondo metropolitano a sua volta profondamente diviso al proprio interno.
È in questo contesto che si inseriscono i risultati della Ricerca sulla Previdenza Sostenibile di Sella SGR, realizzata su un campione di 2.000 italiani tra i 25 e i 65 anni. Dall’indagine emerge un quadro caratterizzato da una forte consapevolezza del tema pensionistico, ma da un livello di attivazione meno uniforme rispetto ad altre aree del Paese.
Nel complesso, le regioni del Centro mostrano livelli di preoccupazione in linea con la media nazionale, ma anche una quota più elevata di cittadini che, pur dichiarandosi preoccupati, non hanno ancora intrapreso azioni concrete per rafforzare la propria posizione previdenziale.
Preoccupazione diffusa, ma meno azione rispetto alla media nazionale
La preoccupazione per il futuro previdenziale è ampiamente condivisa nelle regioni del Centro: circa l’84% dei cittadini si dichiara preoccupato, in linea con la media nazionale (83%). Tuttavia, emerge con chiarezza un divario tra consapevolezza e azione: in media, solo il 44% dei residenti del Centro ha attivato almeno una soluzione per integrare la pensione pubblica, contro il 46% della media italiana.
L’Emilia-Romagna si distingue nettamente dal resto dell’area: il 50% degli emiliano-romagnoli ha già attivato almeno una forma di integrazione, superando sia la media del Centro sia quella nazionale. In particolare:
• il 27% ha aderito a strumenti di previdenza integrativa (media Italia: 25%);
• il 18% utilizza accumulo di risparmio o investimenti finanziari con finalità previdenziale (Italia: 17%).
Un attivismo che va oltre gli strumenti pensionistici tradizionali, includendo soluzioni “ibride”, segnale di un approccio pragmatico e consapevole alla costruzione del futuro.
Toscana e Lazio: tra polarizzazione e fragilità
All’interno del Centro si registrano forti differenze territoriali. La Toscana presenta una dinamica polarizzata: è relativamente alta la quota di chi non ha attivato alcuna integrazione (49%), ma allo stesso tempo è sopra la media nazionale la percentuale di chi ha scelto soluzioni previdenziali strutturate (28% contro 25% Italia), con una presenza più contenuta di cittadini completamente scoperti.
Il Lazio appare invece la regione meno attrezzata dell’area sul piano previdenziale: solo il 42% ha attivato almeno una soluzione di integrazione (Italia 46%), e il 17% dichiara di non aver effettuato alcun versamento, nemmeno per la pensione pubblica (contro il 13% nazionale). Un quadro che evidenzia una maggiore fragilità strutturale e una forte polarizzazione territoriale, tipica dei territori metropolitani (nel Lazio l’area metropolitana di Roma pesa molto con le sue contraddizioni sociali).
Adeguatezza della pensione: livelli di fiducia inferiori alla media
Quando si guarda alla percezione di adeguatezza della pensione futura rispetto alle proprie esigenze, il Centro Italia esprime livelli di fiducia inferiori alla media. Solo il 46% dei residenti del Centro ritiene che la propria pensione sarà molto o abbastanza adeguata (contro il 49% nazionale). Nel Lazio il dato scende al 41%, contribuendo in modo significativo ad abbassare la media dell’intera area. Toscana, Marche e Umbria mostrano invece livelli leggermente superiori alla media italiana.
L’Emilia-Romagna, pur collocandosi tra le regioni più attive, presenta anch’essa un livello di fiducia contenuto: solo il 46% ritiene adeguata la futura pensione. È un dato coerente con l’atteggiamento pragmatico della regione: consapevolezza elevata e conseguente propensione ad attivarsi.
Conoscenza degli strumenti integrativi: Centro sotto media, Emilia-Romagna sopra
Sul piano della conoscenza delle forme di previdenza integrativa, il Centro nel suo complesso resta sotto la media nazionale:
• il 24% dichiara di conoscerle bene o abbastanza bene (Italia 28%);
• il 56% ne ha sentito parlare ma ne sa poco;
• il 20% dichiara di non saperne quasi nulla.
L’Emilia-Romagna si distingue anche su questo fronte: il 30% dichiara una conoscenza buona o abbastanza buona, superando sia la media del Centro sia quella nazionale. Nel resto dell’area permane invece un fabbisogno informativo più marcato.
Dialogo e consulenza: un’area meno presidiata, ma con forte domanda
Il Centro Italia risulta meno presidiato rispetto ad altre aree del Paese sul fronte del dialogo previdenziale: il 69% dei cittadini dichiara di non aver mai parlato con nessuno di previdenza integrativa, contro il 65% della media nazionale. Nel Lazio la quota sale al 70%.
Emergono due eccezioni significative. L’Emilia-Romagna, dove il 37% ha già avuto un confronto sul tema (Italia 35%), con un ruolo rilevante degli agenti assicurativi (13% contro 9% nazionale). E la Toscana, in linea con la media nazionale (36%), con un contributo più incisivo del sistema bancario locale (21% contro 13% Italia).
Il Lazio presenta una dinamica peculiare: è sotto la media in termini di dialogo diffuso, ma registra una maggiore presenza di consulenti finanziari e banker (13%, in linea o leggermente sopra la media). Si tratta tuttavia di un’offerta concentrata su segmenti affluent e top, che contribuisce alla polarizzazione del territorio.
Nonostante il dialogo ancora insufficiente, la domanda di consulenza personalizzata è elevata: il 73% dei residenti nel Centro la considera molto o abbastanza utile, sopra il 71% nazionale. La banca è citata come interlocutore preferito dal 35% (Italia 32%), seguita dal consulente finanziario (23%) e dall’assicuratore (18%). Elemento distintivo dell’area: una maggiore attesa verso patronati e CAF (33% contro 30% nazionale), a conferma di una cultura previdenziale radicata nelle reti istituzionali e di rappresentanza sociale.
Conclusione: un Centro consapevole ma disomogeneo, con l’Emilia-Romagna modello di pragmatismo
Le regioni centrali del nostro paese emergono come un’area a forte consapevolezza previdenziale, ma con un attivismo ancora inferiore alle proprie potenzialità. La preoccupazione è diffusa e genuina, il dialogo sul tema è però ancora insufficiente e la conoscenza degli strumenti integrativi resta sotto la media nazionale. Il divario tra chi ha già strutturato una pianificazione e chi non ha ancora fatto nulla è ampio, e si accentua nelle aree metropolitane, il Lazio in primis.
“Il Centro Italia esprime una consapevolezza previdenziale autentica, ma ancora troppo spesso non accompagnata da azioni concrete. La sfida è colmare questo divario, trasformando la preoccupazione in pianificazione.” Ha commentato Giuseppe Crespi, Responsabile Previdenza di Sella SGR “In un’area così articolata, dove convivono realtà metropolitane complesse e province con tradizioni sociali solide, il nostro ruolo è offrire strumenti accessibili e una consulenza capace di parlare a tutti, non solo ai segmenti più attrezzati della popolazione.”
Il campione
La ricerca ha coinvolto 2.000 italiani tra i 25 e i 65 anni, equamente distribuiti per genere, area geografica e condizione lavorativa. L’età media è di 47 anni, il 54% ha un livello d’istruzione medio, metà lavora come dipendente, il 12% è autonomo e circa un quarto non è attualmente occupato. Il reddito medio mensile individuale è di circa 2.000 euro, con un risparmio annuo medio di 3.700 euro. Il 65% è economicamente autosufficiente, il 35% dipende in qualche misura da familiari, fra questi circa 1 su 3 dipende completamente dal sostegno familiare. Il campione include anche una quota di popolazione d’origine straniera (7%), a conferma di un approccio inclusivo e rappresentativo della società italiana.
